L’approccio alla coscienza di Federico Faggin e Giacomo Mauro D’Ariano, denominato quantum information-based panpsychism (QIP), sostiene che coscienza e libero arbitrio sono proprietà intrinseche degli stati quantistici puri. Metto tale prospettiva a confronto con l’interpretazione concettualistica della meccanica quantistica proposta da Diederik Aerts nel 2009, che considera le entità fisiche microscopiche come portatrici di significato nell’ambito di dinamiche cognitivo-concettuali. Distinguo con attenzione i concetti di scelta, libera scelta e libero arbitrio, sostenendo che quest’ultimo rimane irriducibile a qualsiasi formalismo fisico. Critico, inoltre, l’associazione esclusiva tra coscienza e significato, mostrando come il significato possa possedere anche una realtà autonoma e svilupparsi in sistemi non coscienti, come i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Infine, discuto il problema della combinazione delle coscienze nel QIP, proponendo un’alternativa non fusionista. Il mio intento è mostrare la necessità di distinguere tra coscienza e cognizione, tra esperienza fenomenica e strutture di significato, al fine di aprire prospettive di ricerca più articolate.
Questo articolo propone un nuovo quadro concettuale, e altri requisiti di base, per lo sviluppo di una teoria matematica della realtà, fondandosi sull’ipotesi che la coscienza sia una proprietà fondamentale e irriducibile della natura, anziché un epifenomeno dovuto al funzionamento del cervello. L’autore ritiene che questo quadro concettuale sia autoconsistente e sufficientemente ricco da poter suggerire quei nuovi concetti e principi fondamentali su cui fondare la logica matematica e gli enti matematici necessari all’edificazione di una teoria completa della realtà, che possa spiegare sia le realtà esteriori che quelle interiori.
In questo articolo presenterò alcune idee di base sulla cosiddetta interpretazione a misure nascoste (hidden-measurement interpretation) della meccanica quantistica, che offre una soluzione al problema della misura senza richiedere l’intervento deus ex machina di un “ego astratto”. In cambio, ci chiede di accettare che la nostra realtà fisica è per lo più non-spaziale, quindi molto più vasta di quanto ci potevamo aspettare sulla base della nostra esperienza ordinaria della stessa. Sottolineerò altresì che, similmente alla meccanica quantistica, i dati oggi a nostra disposizione sui fenomeni psichici e spirituali relativi alla coscienza, se presi sul serio, ci intimano di accettare, anch’essi, l’esistenza di un “altrove” non-spaziale, dove la coscienza è in grado di manifestarsi. In altri termini, sia la fisica quantistica che lo studio della coscienza ci indicano l’esistenza di realtà più dilatate, che si estendono oltre i limiti del nostro teatro spaziale, o spaziotemporale. Ciò non significa, tuttavia, che queste realtà siano necessariamente le stesse, come spesso si ipotizza sulla base di pregiudizi di stampo materialista e riduzionista. In questo articolo spiegherò anche come il nuovo campo di ricerca denominato cognizione quantistica ci ha fornito, inaspettatamente, un modello molto significativo della natura non-spaziale delle entità microscopiche, in quella che è stata definita l’interpretazione concettualistica (conceptuality interpretation) della meccanica quantistica, e come la sorprendente ipotesi alla base di questa nuova interpretazione possa anche far luce sulla natura di quelle realtà non-ordinarie che noi esseri umani siamo in grado di sperimentare quando ci troviamo in stati di coscienza più dilatati.
L’esistenza della bioenergia (detta ci nella tradizione cinese) è nota da millenni, ma la sua rilevazione, misurazione e comprensione teorica ha da sempre eluso l’indagine scientifica. Per contribuire a colmare questa grave lacuna nella nostra comprensione della realtà, e della manifestazione della coscienza, l’autore ha progettato e condotto tre serie di esperimenti (l’ultimo nel dicembre 2014) mediante risonanza magnetica funzionale (fMRI), con l’obiettivo di mettere in luce: (1) gli effetti neurologici relativi all’esecuzione di tecniche bioenergetiche e dello stato vibrazionale; (2) gli effetti della bioenergia sulla materia e il meccanismo di interazione coscienza-materia, per mezzo della bioenergia. In questo articolo verranno presentati alcuni dei risultati significativi ottenuti in processi quali la trasmissione di bioenergia a diverse sostanze, come ad esempio il campione liquido che viene impiegato nella calibrazione della strumentazione (fMRI reference phantom). Verranno discusse alcune delle conseguenze e possibili utilizzi di questi risultati, tra cui lo sviluppo di “tecnologie a base di bioenergia”, e proposti futuri approcci sperimentali. L’obiettivo primario del presente lavoro è quello di stimolare la comunità scientifica a replicare e discutere questi esperimenti preliminari.
In questo articolo analizzeremo la Coscienziologia in quanto comunità cognitiva, secondo prospettiva descritta da Mario Bunge, nel suo saggio del 1984: “What is Pseudoscience?” (Che cos’è la pseudoscienza?). Le caratteristiche preliminari della produzione cognitiva coscienziologica verranno esaminate sulla base dei 12 punti proposti da Bunge per distinguere una scienza da una pseudoscienza. L’obiettivo è quello di promuovere una discussione epistemologica e sociologica sulla Coscienziologia e portare attenzione sui problemi esistenti, sia nella sua costruzione teorica che nelle sue dinamiche sociali. La necessità di una maggiore attenzione circa l’approccio scientifico di questa comunità verrà evidenziata, onde evitare il suo isolamento dal dialogo interdisciplinare e interistituzionale.